Mission

logo ventanasIn linea con i principi della Costituzione Italiana e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, la Comunità “Ventanas” accoglie minori in condizioni di disagio personale e/o famigliare pregiudizievoli per la loro serena crescita psicofisica e per la loro realizzazione, oppure minori (italiani o, più spesso, stranieri) non accompagnati che, rinvenuti sul territorio nazionale (spesso dalle Forze dell’Ordine), non hanno riferimenti genitoriali o tutoriali. In virtù di ciò la Comunità non si configura con caratteristiche religiose o culturali ma è aperta a tutte le culture e professioni religiose, senza alcuna distinzione, perseguendo l’obiettivo di integrazione e di pacifica convivenza.
Finalità primaria a brevissimo termine è quella di accogliere il minore, fisicamente quanto empaticamente, affinché possa sentirsi accettato, ascoltato e compreso. Attraverso poi un Progetto Educativo Individualizzato (P.E.I.) ci si prefigge di raggiungere gli obiettivi che sono stati individuati e programmati con il Servizio Sociale affidatario. Tali obiettivi devono essere perseguiti negli ambiti famigliare, scolastico, lavorativo, culturale/ricreativo e sportivo. Il P.E.I. costituisce dunque il fondamentale “contratto” che si stipula tra i diversi attori dell’inserimento in Comunità: il minore, i Servizi Sociali e la Comunità stessa. Esso comprende l’indicazione degli strumenti pedagogici utili al raggiungimento degli obiettivi e viene redatto di comune accordo tra le parti tenendo in considerazione le inclinazioni, i desideri, i bisogni e le possibilità del minore. Proprio per questo si configura come strumento flessibile e costantemente aggiornato a cadenza semestrale.

Nell’arco di tempo in cui vi risiederà il minore, la Comunità dovrà integrare (se previsto) o sostituire in tutto e per tutto la famiglia di origine: per questi motivi dovrà offrire ai suoi ospiti un contesto protetto con delle relazioni interpersonali stabili e significative, in grado di sostenere e promuovere un benessere personale fondamentale per l’attivazione di un autonomo percorso di crescita e per l’aderenza al Progetto Educativo Individualizzato. In questo senso, la condivisione delle regole comunitarie e le relazioni educative con autorevoli figure di riferimento contrassegnano il fondamento per la costruzione di un senso di responsabilità verso sé stessi e della capacità di porsi degli obiettivi e di perseguirli sempre più autonomamente. Anche la gestione della casa, tanto negli spazi personali quanto in quelli comuni, diventa occasione per imparare ad essere responsabili, acquisire competenze, scoprire e sperimentare nuovi ruoli e capacità iscrivendole nel percorso di avvicinamento all’autonomia.

Il ruolo educativo di ascolto e di accoglienza e la relazione affettiva rinforzano l’autostima del minore e gli consentono di ri-costruire un atteggiamento di progettualità. Inoltre la Comunità dovrà concretamente accompagnare i minori durante il loro periodo di permanenza in ogni attività svolta. L’insieme di queste considerazioni offre il quadro di una Comunità quale contesto adeguato e riferimento sicuro per il minore in difficoltà; una presenza stabile da un punto di vista affettivo in grado di offrirgli un’esperienza di vita in cui siano garantite molteplici situazioni in cui sperimentare i principi di partecipazione, collaborazione e responsabilizzazione e che renda  possibile la mediazione fra le necessità e aspirazioni del minore e le richieste e sollecitazioni degli adulti. Spesse volte, in conseguenza dell’inserimento, l’ospite perde i contatti abituali con il mondo esterno; altro cruciale obiettiv0 della Comunità diventa dunque l’impegno a favorire nuovi rapporti con i coetanei, allargando le esperienze sociali del minore con l’inserimento in gruppi diversificati e con l’integrazione in strutture scolastiche, lavorative, sportive, ricreative e culturali del territorio.

La Comunità si configura come una struttura di passaggio evolutivo tra situazioni di vita inadeguate e il ritorno nella propria famiglia (qualora siano state superate le difficoltà che ne hanno determinato l’allontanamento) o l’avvio ad una condizione di autonomia (o semi-autonomia); una tappa provvisoria durante la quale anche la famiglia di provenienza del minore può trovare adeguati interventi di sostegno. Proprio per questa sua connotazione di provvisorio passaggio temporale ben definito e scandito da obiettivi, l’esperienza della permanenza in Comunità presenta necessariamente anche un termine. La lungimiranza di un percorso educativo comunitario risiede proprio nel predisporre al meglio l’utenza ad una fase tanto delicata che, in linea di principio, dovrebbe garantire il rientro del minore presso la famiglia di origine (quando, evidentemente, le condizioni che ne hanno cagionato l’allontanamento siano state superate). In alternativa sarebbe privilegiato l’avvicinamento graduale ad una condizione di autonomia dal momento che la Cooperativa IL BIVIO è nella condizione di poter sostenere gli ospiti anche in questo eventuale percorso avvalendosi dell’Alloggio per l’Autonomia “40 Pass”, specificatamente concepito proprio per questo tipo di evenienza. In ultima ipotesi, benchè in rare circostanze, si potrebbe valutare l’affido del/della ragazzo/a ad una nuova famiglia.

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